
GLI ALIENI E LA LORO GUIDA
“Ecco sbarcare sulla Terra, una navicella proveniente dallo spazio, carica di turisti pronti a conoscere il nostro pianeta. Si aprelo sportello i passeggeri scendono, una guida li accoglie per mostrare loro il mondo terreno.”
Scesero a Roma vicino al Colosseo.Gli alieni rimasero stupiti nel vedere quella costruzione molto vecchia con tanti buchi. Si avvicinò una guida vestita in modo strano: indossava una tunica rossa, fermata da un gran cinturone, in testa aveva un cappellino a spazzola e a fianco aveva una spada. La guida alla vista di quegli ometti chiese allarmata:- Ma chi siete? Da dove venite?-
-Veniamo dal pianeta Lik e abbiamo deciso di conoscere il vostro pianeta. Ma dove siamo atterrati?- -Siete a Roma, esattamente vicino al Colosseo, il più famoso anfiteatro romano. La sua costruzione è stata iniziata dall’imperatore Vespasiano e ultimata da Tito. Questa costruzione veniva usata per gli spettacoli di caccia e per le lotte tra gladiatori. Noi siamo vestiti da gladiatori per farci fotografare dai turisti. Nell’antica Roma i gladiatori combattevano tra di loro e contro gli animali feroci.-
-Allora i gladiatori combattevano?-
-EH SI!! Succedeva anche questo!-
-Ma , allora esisteva l’odio?-
-Si e purtroppo c’è ancora, perché da voi non esiste?-
-No e ora ti racconto una storia: nel nostro pianeta tanto tempo fa c’era un alieno molto cattivo di nome Muk e siccome era cattivo tutti lo odiavano. Un giorno un alieno molto povero andò a tendergli la mano, gli fece capire che aveva sbagliato e da quel giorno Muk fu più buono con tutti. Da allora sul nostro pianeta non esiste più l’odio. Noi siamo venuti a tendervi la mano, volete aiutare il prossimo e essere più buoni?-
La guida, commossa li abbracciò,e gli rispose di sì.
Andarono in giro per Roma e un giorno arrivò la partenza degli alieni, ma prima si abbracciarono e la guida promise agli alieni che sarebbe stata piùbuona e che avrebbe aiutato gli altri.
Gli alieni furono felici di aver insegnato una cosa molto importante e se ne andarono molto soddisfatti.
D. P.
classe 4 E

IL SIMPATICO ALIENO SBARCA IN AUSTRALIA
……”Ecco sbarcare sulla Terra, una navicella proveniente dallo spazio carica di turisti pronti a conoscere il nostro pianeta.
Si apre lo sportello, i passeggeri scendono, una guida li accoglie per mostrare loro il mondo terreno”.
La guida accoglie l’extraterrestre e da Melbourne, in Australia, lo porta in una foresta meravigliosa.
L’alieno vide che c’erano molti tipi di alberi, i pini, le querce, i faggi, le palme, le felci e molti altri alberi.
Vide anche degli esseri umani con la pelle scura, con i capelli lunghi, sia gli uomini che le donne, vestiti con un perizoma: erano gli aborigeni, abitanti delle foreste australiane che stavano facendo una grande festa.
Gli aborigeni gli chiesero se voleva fare amicizia e restare insieme a loro. L’alieno, che si chiamava Mrch, gli rispose:” Ma certo, mi piacerebbe molto!”
Era meravigliato, perché in tutti i posti in cui andava lo mandavano sempre via perché era diverso, non era come loro.
Gli aborigeni gli fecero visitare il posto in cui vivevano e gli spiegarono tutte le loro tradizioni e in particolar modo dissero che la loro lingua ufficiale era l’inglese ma tra di loro parlavano un dialetto molto particolare, il buru buru.
Raccontano che una zona dell’Australia è chiamata mulga e che è dominata dall’acacia australiana e che loro credono in molti dei come la dea dell’acqua.
La sera ci fu una gran festa e tutti parlavano di questo nuovo amico.
Il mattino dopo March mangiò i piatti tipici degli aborigeni e commentò che nel loro pianeta i piatti non erano così buoni mentre questi erano molto saporiti.
Il pomeriggio andarono a raccogliere delle bacche, delle more ed altri frutti.
La sera , come tutte le sere, mangiarono tutti i frutti che avevano raccolto.
“Lo sai che nel mio pianeta non sono tutti simpatici come come voi?” dice l’extraterrestre.
Un aborigeno risponde:”Grazie, sei molto gentile, però ragazzi si sta facendo tardi, è meglio andare a dormire!”
Tutti andarono a dormire.
Il mattino dopo si vide una luce, quando si spense, March vide che era la sua navicella pronta a riportarlo nel suo pianeta dove tutti i suoi amici lo aspettavano.
Prima di partire gli aborigeni diedero a March alcuni fruttirimasti dalla sera precedente.
Dopo tanti saluti, March partì per tornare nel suo pianeta.
GIORGIA FRAGIACOMO
CLASSE IV D


L’AMICIZIA E’ UNIVERSALE
Ecco sbarcare sulla Terra, una navicella proveniente dallo spazio, carica di turisti pronti a conoscere il nostro pianeta. Si apre uno sportello, i passeggeri scendono, una guida li accoglie per mostrare loro il mondo terreno.
Le guide e i ministri diedero il benvenuto in America e li invitarono alla Casa Bianca, la dimora del presidente degli Stati Uniti D’America.
Gli alieni, molto diversi da noi, di pelle verde con cinque occhi e zampe palmate, entrarono nella stanza Ovale, lo studio del Presidente. Vi erano mobili pregiati, specchi giganteschi, lampadari scintillanti, gli alieni erano stupiti da tanto splendore.
Dopo aver varcato la soglia della stanza, furono accolti da Obama, il Presidente, che li fece accomodare su un divano tutto bianco e vellutato. Obama iniziò un discorso spiegando che l’America è un continente molto grande e importante, è all’avanguardia nel campo della medicina, della tecnologia ecc…
Proseguì il discorso dicendo che negli anni passati non era facile vivere in America per chi aveva la pelle scura, perché i bianchi credevano di essere superiori.
L’alieno chiese:-Cosa vuol dire superiore?-
-Per esempio, credere, che un uomo per il fatto che ha la pelle bianca è più intelligente di chi ha la pelle di un altro colore. L’aspetto fisico che ci fa differenti non comporta nessuna disuguaglianza. Chi pensa che esistono i diversi si chiama razzista; chi rimane turbato dalla diversità è un razzista perché pensa che tutto ciò che è troppo differente da lui sia una minaccia.
Il grande Martin Luther King, con la sua lotta e il suo esempio fece capire a tutti gli esseri umani che la differenza del colore della pelle non esiste, siamo tutti uguali. Voi siete molto diversi da noima, sono convinto che conoscendoci bene, raccontando le nostre storie, nascerà una profonda amicizia-.
Un alieno commosso, si alzò e chiese:- Allora dalle tue parole devo capire che anche noi, tanto diversi e lontani da voi, possiamo considerarci vostri amici! Grazie, grazie a tutti!!-
Gli extraterrestri ripresero l’astronave per tornare sul loro pianeta ma si sentivano più sicuri, più forti perché avevano capito che essere diversi è importante e bello come essere uguali.
MATTIA FRANCESCO
Classe 4 E

MERAVIGLIA DELLE MERAVIGLIE
Ecco sbarcare sulla Terra una navicella proveniente dallo spazio carica di turisti pronti a conoscere il nostro pianeta. Si aprì lo sportello, i passeggeri scesero, una guida li accolse per mostrare loro il mondo terreno.
Ed ecco i piccoli esserini provenienti dal pianeta Isokobit, poggiare i loro piedini palati sulla terraferma. La guida, un egiziano molto simpatico, li aiutò a scendere e, con molto stupore, notò il loro modo di vestire e il loro corpo molto strano: erano molto bassi, con la pelle molto scura ed un gran “capoccione” senza un filo di capello.
Vestivano in modo particolare: indossavano un perizoma “penzolante” color arancione, un cappellino tutto verde con una “minivisierina” color azzurro acceso. Sulle spalle avevano un mantello viola ed ai piedi portavano calzini gialli a pois rosa.
Avevano un’aria stordita e tenevano la loro bocca carnosa tutta spalancata dalla quale usciva, meraviglia delle meraviglie, una pallina rossa, (la guida pensò che fosse la lingua), ma, vedendo il capo togliersela e allacciarsela al suo “collare”, scoprì che era il suo interprete personale.
Dopo aver posizionato il selettore della pallina su “IT” (italiano) cominciò ad esclamare rigidamente – Allora,/ ci decidiamo,/ ad esplorare/ questa terra sconosciuta/ oppure/ vogliamo rimanere/ qui come dei “Babbei”?! –
La giovane guida rimase sorpresa dalle sue parole ma poi, dopo essersi ripresa, continuò molto frettolosamente – Ok, Ok, dunque, siete atterrati in Egitto, esattamente al Cairo, la sua capitale. E’ la terra che ha visto i famosi faraoni, la regina Cleopatra che fece innamorare il famoso condottiero romano Marco Antonio,e la sua vita finì tragicamente per amore. Dopo questo salto nel passato vi porto a visitare la parte più centrale, più popolosa, più caratteristica di questa città: il Suq (il mercato)-
Cosìsi ritrovarono nel bel mezzo di un mercato: era tutto un fermento di suoni, odori, rumori. I piccoli omini spaziali, curiosi, cominciarono a toccare mille cose: frutti esotici, gioielli, riso, spezie, fin quando il capitano Puf si fermò davanti ad un giocoliere che faceva spettacolo ed offriva ai passanti del pane tipico.
Gli extraterrestri, incuriositi, osservavano ciò che gli stava proponendo: il Gioco del Serpente. Nello stesso momento il giocoliere Kendù si voltò e d’improvviso,nel vedere l’immagine degli Isokobitianesi, rimase di sasso, immobile, come se fosse svenuto in piedi. La guida cercò di farlo risvegliare con un po’ d’acqua ma, inutile fu il tentativo.
Allora arrivò, facendosi spazio tra la folla, una signora molto grassa e bassa, con la pelle nera come il carbone, le mani e le braccia piene di anelli e bracciali e con un velo dorato che le copriva appena il viso. La donna, facendogli mangiare un impiastro appena preparato, ottenne il pieno risveglio del fragile giocoliere.
Tutta la folla composta da egiziani, turisti e commercianti venuti a scambiare le merci rimase colpita dal gesto della signora che però, indifferente, tornò alla sua bancarella di gioielli fatti a mano. Pian piano la folla si sciolse e tutto tornò alla normalità.I piccoli esseri spaziali, rimasti impressionati da quella magia tornarono da soli l’indomani mattina di buon ora e si diressero verso la tenda della donna per capire il segreto di quella pozione magica e portarlo sul loro pianeta. Arrivati a destinazione si piazzarono come statue davanti alla donna la quale, dapprima, fece finta di non vederli, ma poi si mise seduta su un cesto di canne di bambù ed iniziò a parlare
- Allora cosa volete da me?!!!- I piccoli omini spaziali, intimiditi le risposero – Beh, ecco, noi volevamo sapere la misteriosa ricetta di quell’impiastro che ieri ha fatto risvegliare il giocoliere. Sa…anche nel nostro pianeta le persone perdono i sensi-
A quel punto la signora iniziò a raccontare – Dovete sapere che, nella mia religione, una leggenda narra che esistevano il dio della Salute e la dea del Risveglio. Un giorno, passeggiando per i prati del cielo, essi si innamorarono, ma il loro amore durò pochissimo perché il dio dell’Inganno li ricattò dicendogli che, o loro gli consegnavano la pozione in grado di farlovivere per sempre ed in piena salute, oppure li avrebbe trasformati in cibo. Loro rinunciarono alla propria vita pur di non svelare a nessuno il loro segreto riguardo alla pozione, perché ritenevano ingiusto che sono una persona poteva godere del beneficio e lo insultarono chiamandolo “Egoista”. Lui, a quel punto, senza esitare, li trasformò in piccoli semini.- Lo so che , con l’unione di questi semini si ottiene una gelatina che fa riprendere ogni persona da qualunque malattia-.
Così i piccoli esseri presero tanti semini per portarli nel loro pianeta ma, nel frattempo, loro che erano ultra-intelligenti, avevano capito quanto fosse importante il rispetto verso il prossimo e l’altruismo. Poi si fermarono a chiacchierare con la donna che, al momento dei saluti, li abbracciò calorosamente perché aveva capito che, conoscendoli meglio, pur essendo molto diversi, si poteva vivere nella fratellanza e rispetto.
Quando partirono gli alieni portarono nei loro cuori il ricordo dell’Egitto, con i suoi suoni e i suoi odori, ma soprattutto avevano intuito la meravigliosa capacità di apprezzare le diversità, di voler bene e di stringere una forte amicizia con persone che hanno caratteristiche differenti dalle nostre.
Laura Riccardi
Classe V


UN ALIENO PER AMICO
“Ecco sbarcare sulla Terra una navicella proveniente dallo spazio, carica di turisti pronti a conoscere il nostro pianeta. Si apre lo sportello, i passeggeri scendono, una guida li accoglie per mostrare loro il mondo terreno.”
La guida li porta in un piccolo quartiere povero in Brasile.
Gli extraterrestri, fisicamente, sono simili a noi ma vengono da Marte. Si guardano intorno e trovano l’ambiente completamente diverso dal loro pianeta.
Una bambina extraterrestre di nome Roxy chiede alla guida: - Ma chi è quel pazzo in mezzo alla strada?-
Infatti c’è un bambino lacero, sporco che trascinando un carretto, cammina al centro della strada incurante delle macchine.
Così la guida spiega che sono atterrati in una Favelas, un quartiere povero, pieno di miseria di Brasilia. Quei bambini spesso spacciano droga e lavorano per sopravvivere.
A Roxy fa tenerezza quel bambino, quindi lo va ad aiutare:
- Vieni con me – disse Roxy al bimbo.
Lo porta in un mercato, e dato che aveva qualche spicciolo, gli acquista una fetta di pane fresco.
- Tieni! Mangialo se hai fame! – dice Roxy dolcemente.
- Non so come ringraziarti! Balbetta il bimbo.
Diventano così grandi amici.
- Come ti chiami? Da dove vieni? – Chiede incuriosito il bimbo.
- Mi chiamo Roxy e forse non ci crederai ma io vengo da …Marte! –
- Impossibile! Sei uguale agli umani! – esclama il bimbo.
- Lo so, sono nata così, anche i miei genitori somigliano agli umani. –
Per provargli che ciò che dice è vero, Roxy porta il bimbo, che si chiama Marco, a fargli vedere la sua navicella.
- Ma allora è vero! Oh mio Dio! – grida Marco.
- Vedi che non sono una bugiarda?
Marco è rimasto sbalordito, balbetta frasi sconnesse e diventa rosso, rosso in viso.
Roxy nota dei puntini sul viso di Marco e gli chiede di pulirsi perché è sporco, ma Marco lo spiega che sono dei segni particolari chiamate lentiggini.
Sul pianeta di Roxy non esistono. Anzi, precisa, tante cose non esistono.
Roxy racconta a Marco che sul suo pianeta non esiste neanche la miseria: ci sono alberi di pane e di formaggio e fiori di gelatine, il cibo più amato nel pianeta.
Il bambino non sa cosa siano le gelatine, quindi chiede a Roxy spiegazioni:
- Le gelatine sono delle deliziose, buonissime, squisite caramelle colorate!
Il bambino ha l’acquolina in bocca solo al pensiero delle gelatine.
Arriva il brutto giorno: Roxy deve tornare sul suo pianeta.
Marco molto triste, lo accompagna alla sua navicella.
Roxy parte, e Marco passa una settimana da incubo: piange e si sente solo.
Un bel giorno, Marco vede scendere dal cielo una luce fortissima, si avvicina e vede piovere tantissime gelatine colorate e i semi degli alberi di formaggio.
Marco, commosso, capì che era un regalo di Roxy. Grazie a lei avrebbe avuto la possibilità di mangiare.
L’extraterrestre e Marco, anche essendo molto diversi e vivendo a miliardi di chilometri di distanza,sono riusciti a creare un rapporto di amicizia molto intenso.
Questa storia ci fa capire che siamo tutti uguali e che dobbiamo rispettarci a vicenda.
I.P.
CLASSE V


UN’AMICIZIA INDIMENTICABILE
L’astronave atterrò in Giappone accanto alla statua di Gundam, un robot giapponese, e si aprì una porta da cui uscì una luce e poi gli esseri somiglianti a budini. Una volta sulla terra, le “cose” si vedevano bene, erano extraterrestri. Erano gelatinosi e la loro carnagione era di un verde acqua fosforescente. Non avevano gambe e per camminare strisciavano. Avevano braccia lunghe che toccavano per terra.
Indossavano un elmetto di ferro con visiera verde e trasparente. Si distinguevano maschi da femmine perché le femmine avevano l’elmetto viola mentre i maschi grigio e le donne avevano ciglia blu sugli occhi.
Un Itamae, cioè il cuoco di sushi che un famoso piatto giapponese a base di pesce crudo, feceloro da guida e pensando che fossero affamati li portò nel suo sushi bar e gli fece assaggiare la specialità del posto.
Inizialmente agli esseri non piaceva il cibo, ma poi impararono ad apprezzarlo.
Nella serata, l’Itamae li portò in un albergo e affittò delle stanze, poi rientrò nel suo ristorante.
Un alieno però ritornò nel negozio e chiese allo chef di diventare un Itamae.
Il cuoco gli disse che per farlo ci volevano dieci anni, ma la creatura spaziale disse che per lui il tempo non esisteva e così i due si presentarono.
L’alieno si chiamava Merck e l’ ItamaeYoshimitsu. Il giorno dopo Yoshimitsu disse a Merck che da quel momento doveva chiamarlo ShoKunin cioè maestro di sushi. Poi spiegò cosa sarebbe diventato anno dopo anno.
I primi due anni poteva guardare il maestro e fare le pulizie, i secondi due anni si poteva andar a comprare gli ingredienti necessari al mercato e gli ultimi sei poteva prepararlo. Così cominciarono.
Merck guardava il suo ShoKunin con molto interesse e faceva le pulizie benissimo.
La sera Yoshimitsu portò Merck a conoscere i loro dei più importanti: Izonagi il primo uomo, Izanami la prima donna, Amaterasu la dea del sole, Susanoo il dio del mare e delle tempeste, Imari il dio del riso, gli Shinigami i dei della morte e Tsukuyomi il dio della luna.
Merck poi andò a dormire nella casa delsuo Shokunin.
Il giorno dopoMerck chiese a Yoshimitsu di portarlo ad esplorare il paese. Yoshimitsu accettò e lo portò a vedere i vari palazzi e poi gli fece vedere un’oasi di pace dove scorrevano fiumi e laghi che emanavano un rumore rilassante. Poi lo portò a conoscere i suoi genitori che insegnarono a fare il Sakè e il manzo di Kobe.
Il giorno dopo i due cominciarono a raccontare le tradizioni delle loro terre. Merckraccontò a Yoshimitsu che nel suo pianeta non si mangiavano veri cibi ma si sfamavano con delle pillole di vari colori, che non c’erano le automobili ma si viaggiava con delle bolle, ma soprattutto spiegò nel suo pianeta non c’era la guerra né l’odio, c’era solo la bontà, ognuno lavorava per il popolo.
Merck chiese se poteva diventare subito un Itamae perché sarebbe dovuto ripartire. Yoshimitsu glielo concesse e così divenne un Itamae .
Qualche giorno dopo per Merck arrivò il momento di ritornare a casa e così i dueamici-superamici si scambiarono delle ricette. Il giapponese gli diede delle ricette di cibi e l’alieno gli diede la ricetta della bontà.
Poi partì e tornò a casa. I due però lasciarono una traccia nei rispettivi cuori. Una traccia di amore, fratellanza e bontà.
Questo è il potere dell’amicizia.
VITALI LORENZO
Classe 5 E
